martedì 14 giugno 2011

Le Dolomiti

Se vuoi vedere l'incanto dei monti,
albe dorate e rossi tramonti,
e mille mille colori brillare
le Dolomiti vieni a mirare,
e mille mille colori brillare
le dolomiti vieni a mirare.

Vieni a vedere le cime di ghiaccio
il Sassolungo, il Catinaccio
e campanili d'argento toccare,
il ciel sereno più azzurro del mare,
e campanili d'argento toccare,
il ciel sereno più azzurro del mare.

Vieni a sentire il respiro che lieve
è nella roccia, sotto la neve
è nel segreto del giorno che muore,
nei suoi rintocchi che scendono al cuore,
è nel segreto del giorno che muore,
nei suoi rintocchi che scendono al cuore.

lunedì 13 giugno 2011

Ogni volta che, zaino in spalla e scarponi stretti, mi metto a camminare in montagna, mi chiedo chi me lo faccia fare.

Con la bici o con gli sci, dopo la fatica della salita, c'è l'alto godimento di una discesa che, per quanto difficile, è pur sempre puro divertimento.
La gravità, insomma, nemica delle salite più impegnative, al ritorno aiuta, eccome, se aiuta!

Quando si va su con i propri piedi, invece, la discesa finisce con impegnare tanto quanto la salita, le gambe duolgono, le dita soffrono costrette in una tomaia che non è mai comoda neanche quando la scarpa è ormai sfondata e adattata alla forma del piede, l'altimetro, quel dannato aggeggio che mi ostino sempre a guardare, segna sempre una quota superiore a quella che mi aspetterei.

Per non parlare di chi parte dopo di te, ti supera e quando arrivi alla macchina vedi dai resti che ci sono sul tavolo del baretto accanto che è tornato alla base prima di te e anche da un bel po'.
E poi... e poi ci sono gli acciacchi del giorno dopo e allora mi viene di nuovo da chiedermi: perchè ogni volta ci casco? Chi me lo fa fare?

Poi però ci sono le foto e soprattutto tutti i ricordi fotografati con la mente e quella musica di sottofondo che popola immagini e pensieri, quelli che ti tieni dentro e ti porti nel cuore ogni volta, anche se incorniciati su sfondi diversi.
E' una colonna sonora nota, ma diversa ogni volta, il pensiero diventa dialogo profondo con se stessi e il paesaggio intorno elevazione dell'anima, liberazione e sfogo, voce per tutto ciò che non si può o non si sa dire.
Capisci subito che dentro si è rinnovato qualcosa, che quello che cercavi anche questa volta l'hai trovato, che la motivazione recondita era insopprimibile, costi quel che costi viverla e riviverla.

E allora sorrido, almeno le guance non fanno male, sono abituate a sorridere anche quando la fatica si fa sentire, anche quando la razionalità scoraggia e spingerebbe a lasciar perdere, anche quando si farebbe meglio a tenere le labbra serrate e tutto il corpo concentrato in un passaggio arduo, che presuppone la massima profusione di energie solo per affrontare quell'ostacolo ed esprimere con coerenza, anche con il viso e la sua mimica, quanto costi farcela, superare la roccia, allungare un altro passo davanti al precedente e non per inseguire il turbine di pensieri ed emozioni.


La malinconia è un'inquilina della mia anima. Soffre d'insonnia, per cui spesso mi fa compagnia... ma quando, raramente, si addormenta, la mia anima sorride e nel sonno le tira i capelli..
Paola Melone

sabato 11 giugno 2011

Volevo il movimento, non un’esistenza quieta. Volevo l’emozione, il pericolo, la possibilità di sacrificare qualcosa al mio amore. Avvertivo dentro di me una sovrabbondanza di energia che non trovava sfogo in una vita tranquilla.

Lev Tolstoj