martedì 16 agosto 2011

Grazie montagna

Grazie montagna
per avermi dato lezioni di vita,
perché faticando ho imparato a gustare il riposo,
perché sudando ho imparato
ad apprezzare un sorso d'acqua fresca,
perché stanco mi sono fermato
e ho potuto ammirare le meraviglie di un fiore,
la libertà di un volo di uccelli,
respirare il profumo della semplicità;
perché solo, immerso nel tuo silenzio,
mi sono visto allo specchio e spaventato
ho ammesso il mio bisogno di verità e amore,
perché soffrendo ho assaporato
la gioia della vetta percependo che le cose vere,
quelle che portano la felicità,
si ottengono con la fatica
e chi non sa soffrire mai potrà capire.

Battistino Bonali
(Scalatore morto l'8 agosto 1993 in Perù con la spedizione che raccoglieva fondi per l'ospedale di Chacas)


Battistino Bonali, scalatore di fama internazionale, venne in Perú per la prima volta nel 1990, per scalare le magnifiche cime della Cordillera Blanca, insieme ad alcuni ragazzi della scuola di intagliatori di Chacas. In questa occasione conobbe Padre Ugo De Censi e le attivitá dell' Operazione Mato Grosso, e se ne innamoró a tal punto da decidere di ritornare tre anni dopo.
A differenza di molti degli alpinisti che frequentano queste cime, seppe accorgersi della estrema povertá della gente che vive ai piedi delle montagne, e non restó indifferente.
Nel 1991 raggiunse la vetta dell'Everest in completo stile alpino (Great Gouluase).
Attraverso la grande amicizia nata con Padre Ugo, ritornó nel 1993 per lanciare una grande impresa: scalare la parete nord del Huascarán, lungo l'irripetuta Via Casarotto (1977) con lo slogan "Salire in alto per aiutare chi sta in basso". Morí tragicamente il giorno 8 agosto 1993, insieme all'amico Giandomenico Ducoli, durante la scalata alla parete Nord del Huascarán, quando ormai mancavano poche decine di metri all' uscita in vetta.

17 maggio 1991
Vetta dell'Everest
(8848 m)

domenica 7 agosto 2011

Le montagne non sono l’assoluto, ma lo suggeriscono.

Samivel
Qualunque paesaggio è uno stato d’animo.

Dante
Quanto più ci innalziamo, tanto più sembriamo piccoli a chi non sa volare.

Friedrik Nietzsche
A mete eccelse per anguste vie.

Victor Hugo
Ogni cima che raggiungi, non è altro che una tappa intermedia.

Seneca
La via verso la cima è come il cammino verso se stessi, solitario.

Alessandro Gogna
L’arrampicata non è tanto raggiungere la cima, ma piuttosto tutto quello che sta nel mezzo.

Lynn Hill
Nell’arrampicata il muscolo più forte è il nostro cervello.

Wolfgang Güllich, alpinista e free-climber

lunedì 1 agosto 2011

A passo d'uomo


Per me, occidentale (per nascita) dell’epoca moderna, ogni montagna è sacra.
Ogni spinta della terra verso l’alto rappresenta simbolicamente un’ascesi, un tentativo della materia di farsi spirito. Ogni salita è un ponte teso verso l’alto, un ponte che in qualche modo, prima o poi, tutti devono percorrere.
Ogni montagna merita un pellegrinaggio ed è solo con questo spirito “pellegrino” che l’alpinista si può considerare tale, il resto è solo sport, cronaca di atleti e di sfide, coraggiose forse, ma sterili se ancorate solamente alla dimensione materiale.
Questa camminata rappresenta il mio pellegrinaggio pagano alla ricerca di ciò che sono, ciò che dovrei essere e di ciò che vorrei diventare.
Forse rappresenta solo un sogno, un voto, una follia.
Si tratta  di un viaggio fisico ma, sopra ogni cosa, si tratta di un viaggio nelle desolate geografie dell’anima e nelle misteriose foreste di simboli che la montagna rappresenta.
I viaggi privi di obbligo sono oggi i più necessari, il viaggio è un invito alla meditazione. Il viaggio fu necessario a Keruoak, Holderlin, Nietzsche, Chatwin, solo per citare alcuni dei pensatori che dal viaggio hanno tratto la necessaria ispirazione per le loro opere.
Il viaggio come ritorno alla natura, il passaggio al bosco di Junger, il ritorno all’origine e all’autentico che sfugge alla presenza della modernità.
Il viandante in fondo non viaggia che per ritornare.
Attraverso la solitudine, la durezza della natura e la stanchezza, ho cercato di comprendere un po’ di più di me. Senza troppe illusioni, senza troppe aspettative e senza troppe ambizioni ma soprattutto senza alcuna fretta, a... passo d’uomo.

Nicola Cozzio, A passo d'uomo
http://nicolacozzio.org/index.php

A volte dietro ad opere coraggiose e profonde si nascondono uomini che, con la fama, diventano irraggiungibili, al punto da diventare entità evanescenti, dei nomi, altisonanti, ma meri nomi, e con la distanza che pongono tra sè e il mondo come fosse un ponte invalicabile, parte del loro talento si (dis)perde in quell'aurea di sacralità che fa perdere di vista la loro umanità.
Ho avuto la fortuna e l'onore di parlare con l'Autore: nonostante il talento e l'acuta sensibilità artistica, peraltro poliedrica e multidisciplinare, è rimasto un uomo vero, pronto al confronto, disponibile a parlare con il suo lettore, umano, troppo umano forse, ma maledettamente vero, senza fronzoli ed orpelli, diretto, autentico.
Solo quando l'autore non è un nome, ma un uomo, quello che viene scritto può diventare un po' più nostro, di tutti, un dono per l'umanità, un'esperienza universale nata dall'intuizione e dalla sensibilità di chi ha un cuore e non di chi si nasconde dietro ciò che scrive.
Grazie, Nicola, grazie di aver condiviso con noi il tuo viaggio.