lunedì 1 agosto 2011
A passo d'uomo
Per me, occidentale (per nascita) dell’epoca moderna, ogni montagna è sacra.
Ogni spinta della terra verso l’alto rappresenta simbolicamente un’ascesi, un tentativo della materia di farsi spirito. Ogni salita è un ponte teso verso l’alto, un ponte che in qualche modo, prima o poi, tutti devono percorrere.
Ogni montagna merita un pellegrinaggio ed è solo con questo spirito “pellegrino” che l’alpinista si può considerare tale, il resto è solo sport, cronaca di atleti e di sfide, coraggiose forse, ma sterili se ancorate solamente alla dimensione materiale.
Questa camminata rappresenta il mio pellegrinaggio pagano alla ricerca di ciò che sono, ciò che dovrei essere e di ciò che vorrei diventare.
Forse rappresenta solo un sogno, un voto, una follia.
Si tratta di un viaggio fisico ma, sopra ogni cosa, si tratta di un viaggio nelle desolate geografie dell’anima e nelle misteriose foreste di simboli che la montagna rappresenta.
I viaggi privi di obbligo sono oggi i più necessari, il viaggio è un invito alla meditazione. Il viaggio fu necessario a Keruoak, Holderlin, Nietzsche, Chatwin, solo per citare alcuni dei pensatori che dal viaggio hanno tratto la necessaria ispirazione per le loro opere.
Il viaggio come ritorno alla natura, il passaggio al bosco di Junger, il ritorno all’origine e all’autentico che sfugge alla presenza della modernità.
Il viandante in fondo non viaggia che per ritornare.
Attraverso la solitudine, la durezza della natura e la stanchezza, ho cercato di comprendere un po’ di più di me. Senza troppe illusioni, senza troppe aspettative e senza troppe ambizioni ma soprattutto senza alcuna fretta, a... passo d’uomo.
Nicola Cozzio, A passo d'uomo
http://nicolacozzio.org/index.php
A volte dietro ad opere coraggiose e profonde si nascondono uomini che, con la fama, diventano irraggiungibili, al punto da diventare entità evanescenti, dei nomi, altisonanti, ma meri nomi, e con la distanza che pongono tra sè e il mondo come fosse un ponte invalicabile, parte del loro talento si (dis)perde in quell'aurea di sacralità che fa perdere di vista la loro umanità.
Ho avuto la fortuna e l'onore di parlare con l'Autore: nonostante il talento e l'acuta sensibilità artistica, peraltro poliedrica e multidisciplinare, è rimasto un uomo vero, pronto al confronto, disponibile a parlare con il suo lettore, umano, troppo umano forse, ma maledettamente vero, senza fronzoli ed orpelli, diretto, autentico.
Solo quando l'autore non è un nome, ma un uomo, quello che viene scritto può diventare un po' più nostro, di tutti, un dono per l'umanità, un'esperienza universale nata dall'intuizione e dalla sensibilità di chi ha un cuore e non di chi si nasconde dietro ciò che scrive.
Grazie, Nicola, grazie di aver condiviso con noi il tuo viaggio.
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