martedì 23 novembre 2010

Ode al camoscio, re delle rocce

Riporto una pagina della naturalista Anna Maria Gaggino, tratta dal sito del Parco del Po di Cuneo.

Questa bestiola, silenziosa compagna delle ascese più discrete e solitarie, amante della quiete e assolutamente pacifica, mi ispira una profonda tenerezza.


Camoscio, il re delle rocce
Il camoscio è un animale molto amato da chi frequenta la montagna, anche perché rispetto agli altri ungulati (Animali che possiedono zoccoli o unghioni: cervo, capriolo, cinghiale, mucca… ) è la specie che, grazie alla sua diffusione, più facilmente può essere avvistato nel corso delle escursioni.

 
Si potrebbe pensare quindi che di questa specie si conosca tutto; in realtà, nonostante la mole di contributi aneddotici forniti dalle fonti più disparate, il numero degli studi scientifici dedicato alla biologia ed all’etologia del camoscio resta complessivamente limitato. Il camoscio alpino (Rupicapra rupicapra rupicapra, Linneo 1758), insieme allo stambecco, è un ungulato tipicamente alpino, adattatosi a vivere in ambienti aspri e scoscesi, come testimonia la sua agilità e la capacità di risalire senza sforzo ripidi versanti.
Strettamente erbivoro, si nutre essenzialmente di piante erbacee tipiche delle praterie alpine e del sottobosco. E’ in grado di scegliere, come un vero esperto di botanica, le specie più nutrienti e all’occorrenza quelle con poteri officinali.
In inverno, quando la neve ricopre i pascoli su cui si nutre, il camoscio scava con le zampe anteriori buche con cui riesce a raggiungere le graminacee ormai secche sotto il manto nevoso, ma ancora ricche di nutrimento. In alternativa può nutrirsi delle fronde e della corteccia degli arbusti, di germogli di conifere, di foglie secche e licheni. La dieta di questo erbivoro risulta povera di sali minerali e l’animale assume queste sostanze leccando le rocce, la legna carbonizzata e le muffe.
L’altezza al garrese nei maschi è di circa 80 cm mentre il peso varia dai 35-50 kg. Il mantello è caratterizzato da cambiamenti di colorazione a seconda della stagione, la testa e la gola sono di un colore bianco sporco con un’evidente maschera scura che và dalla nuca al mento.
Biancastra è pure la zona ventrale e perianale, la coda è corta e le corna sono ricurve all’indietro a forma di uncino.
L’ambiente in cui vive il camoscio deve comprendere obbligatoriamente zone rocciose in cui rifugiarsi in caso di pericolo, ma lo possiamo trovare sulle nostre montagne a partire dagli 800 m sino ai 3000 m e più: dai freschi boschi del fondovalle, ai pascoli d’alta quota, ai nevai ed alle creste nevose.
L’adattamento alle severe condizioni ambientali ha fatto sì che, soprattutto le femmine di camoscio, occupino, a seconda delle stagioni, zone a diverse altitudini, per meglio sfruttare le risorse alimentari (migrazioni stagionali verticali). Il camoscio maschio sembra invece legato più strettamente ad un territorio, che occupa durante tutto l’anno e difende attivamente soprattutto nel periodo degli amori, quando dovrà combattere contro altri maschi per costituire dei veri e propri harem da trattenere nel proprio territorio fino al momento della riproduzione.
L’ambiente utilizzato dal camoscio impone dei notevoli adattamenti anche morfologici per poter sopravvivere in luoghi davvero inospitali per una lunga parte dell’ anno: l’inverno.
Il camoscio compie due mute nel corso dell’anno, una autunnale con la crescita di un pelo più scuro (per catturare i raggi solari) e integrato da una sorta di lanugine detta “borra” che gli consente di sopportare le basse temperature invernali , ed una in tarda primavera in cui il pelo risulta essere più chiaro e raso.
Gli zoccoli dei camosci sono strutturati in modo da consentire loro di arrampicarsi anche su rocce quasi verticali, tattica vincente nei confronti di un possibile predatore quadrupede (lupo o lince), incapace di fare altrettanto. Il loro zoccolo possiede parti a durezza differenziata: i morbidi polpastrelli evitano le cadute e le scivolate in discesa, mentre le punte dure ed affusolate sfruttano i più piccoli appigli sulla roccia.
Le due parti dello zoccolo sono divaricabili e unite da una membrana interdigitale che permette al camoscio di spostarsi, anche per notevoli distanze, sulla neve senza sprofondare e sprecare troppe energie.
L’irrobustimento e l’aumento di volume del cuore rispetto ad animali della stessa taglia ma che vivono nella “tranquilla” pianura, il sangue estremamente ricco di globuli rossi e l’ampia capacità polmonare gli consentono infine di risalire lunghi e ripidi versanti di corsa, senza sforzi eccessivi e di assorbire sufficienti quantità di ossigeno dall’aria rarefatta delle alte quote.
Il dimorfismo sessuale tra il maschio e la femmina del camoscio non è così accentuato e solo un’attenta osservazione di un insieme di caratteristiche ci può aiutare nella distinzione.
Entrambi i sessi portano corna permanenti formati, come tutti gli appartenenti alla famiglia dei Bovidi, da un’intelaiatura ossea ricoperta da una struttura a forma di astuccio uncinato dello stesso tessuto che forma le unghie (tessuto corneo).
Mentre i cervidi perdono ogni autunno il trofeo, nei camosci la struttura delle corna è permanente ed è caratterizzata da un lento e costante accrescimento che rende quindi possibile il conteggio dell’età dell’animale, un po’ come avviene con gli anelli di accrescimento tipici delle sezioni del tronco delle piante arboree.
 
La scheda d'identificazione

Famiglia
Bovidi
Sottofamiglia Caprini
Genere Rupicaprini
Specie Rupicapra rupicapra
Sottospecie Rupicapra rupicapra rupicapra
Italiano Camoscio
Francese Chamois
Inglese Chamois


Anna Maria Gaggino
naturalista   

mercoledì 17 novembre 2010

Occhi alti

Simpatiche creature, come vi invidio, così superiori a tutto e con quelle pareti come casa e quel cielo come orizzonte...




[Copyright: entrambe le foto sono tratte dal sito http://www.valbrembanaweb.com e sono di proprietà dei rispettivi autori]

lunedì 8 novembre 2010

La preghiera dell'Alpino

Su le nude rocce, sui perenni ghiacciai
su ogni balza delle Alpi ove la provvidenza
ci ha posto a baluardo fedele delle nostre
contrade, noi, purificati dal dovere
pericolosamente compiuto,
eleviamo a Te, o Signore che proteggi
le nostre mamme, le nostre spose,
i nostri figli e fratelli lontani e,
ci aiuti ad essere degni delle glorie
dei nostri avi.
Dio onnipotente, che governi tutti gli elementi,
salva noi, armati come siamo di fede e di amore.
Salvaci dal gelo implacabile, dai vortici della
tormenta, dall'impeto della valanga,
fa che il nostro piede posi sicuro
sulle creste vertiginose, sulle ritte pareti,
oltre i crepacci insidiosi.
Rendi forti le nostre armi contro chiunque
minacci la nostra Patria, la nostra Bandiera.
E Tu, Madre di Dio, candida più della neve,
Tu che hai conosciuto e raccolto
ogni sofferenza e ogni sacrificio
di tutti gli Alpini caduti;
Tu che conosci e raccogli ogni anelito
e ogni speranza,
di tutti gli Alpini vivi ed in armi,
Tu benedici e sorridi ai nostri battaglioni
e ai nostri gruppi.
Così sia.

martedì 26 ottobre 2010

Fotografia e montagna

L’antipatico gingillo meccanico che rechiamo sui monti, legato alle spalle, è divenuto per noi un compagno utile e fedele che, ad un nostro cenno, guarda e ritiene con memoria più sicura della nostra; un compagno che malediciamo le cento volte nella salita, che pesa, ci preme il fianco o sbatacchia sulla schiena, squilibra i moti e c’impaccia nei movimenti difficili, ma che, al ritorno, benediciamo. La piccola scatola racchiude nel suo segreto alcune rapide visioni che sono tesori;…. Strana magia questa di fermare per sempre ciò che è stato un attimo fuggente della vita!

Guido Rey - Alpinismo acrobatico

Software per la pianificazione di gite in montagna

Milvus Trekking Planner

Software per pianificare le proprie escursioni in montagna: http://sourceforge.net/projects/milvustrekking/
Qui il manuale utente: http://www.4shared.com/file/101086537/c370af71/MTP_Manuale_Utente.html



I L  M I O   T A C Q U I N O

Software per gestire le proprie gite e, in genere, la propria attività in montagna e non solo.
Occorre inviare una mail all'autore per scaricarlo: http://www.lalpinistavirtuale.it/Software/Default.asp

sabato 23 ottobre 2010

La corda

Datemi una corda, per favore.
Insegnatemi a tenerla in mano, a farla scorrere sapientemente nei rinvii, ad annodarla nel modo giusto.
Rendetemi sicura delle mie azioni.
Fatemi danzare appesa ad una corda nei flutti della vita.
Cantatemi il suono del suo scorrere tra le mani, il suo odore pregno di roccia, il suo colore vivace.
Datemi una corda e mi arrampicherò verso l'infinito.

venerdì 22 ottobre 2010

Scialpinismo

Lo scialpinismo può considerarsi come la seconda conquista della Alpi

Marcel Kurz

Montagna e cielo

Sulla montagna sentiamo la gioia di vivere, la commozione di sentirsi buoni e il sollievo di dimenticare le miserie terrene. Tutto questo perché siamo più vicini al cielo.
Emilio Comici

sabato 9 ottobre 2010

Le bellezze della natura

Coloro che sanno contemplare le bellezze della natura vi trovano sorgenti di forza che li nutrono tutta la vita. 
Anonimo

mercoledì 6 ottobre 2010

Perchè salire...

La montagna è contemplazione solitaria, passione per la verità, che irrompe e si diffonde come una malattia.
Tutto quello smisurato paesaggio fatto di innumerevoli, meravigliose certezze naturali si liquefa, si perde affondando in gorghi e sontuosi arabeschi si disegnano nell'anima.
E' quasi una premonizione dell'essenza. Qualcosa che cerca di spiegare ontologicamente cosa sia la vita.
E sopra di me cieli sublimi, misteriosi, perlacei. Intorno tutto limpidamente si stilizza o si distende in un cupo rigoglio, in un astratto miscuglio di prati, roccia, neve, erba, fiori.
La condizione umana torce gli orizzonti di una nuova forza irradiante. Ecco allora i cieli profondi, agitati, le notti pesanti, il sole e la luna come candele che gocciolano cera su remoti pendii, abeti infelici, le radure del distacco, i prati della malinconia e lì, accanto, pareti solenni, monumentali.
La montagna è ascesi, a volte vorrei anche io il mio eremo per clausura.

martedì 5 ottobre 2010

Fare alpinismo per conoscersi

Fare alpinismo è uno dei mille modi di essere e di conoscersi. Andare in montagna non dovrebbe avere altro significato che quello di una ricerca, mai di una fuga, perché ad un certo momento bisogna saper rientrare nella propria individualità e nei propri sentimenti, il solo spazio possibile, prima del vuoto. La montagna dovrebbe dunque preparare ad andare più lontano.

Walter Bonatti

lunedì 4 ottobre 2010

Addio Walter...

Ciao Walter...

Quassù non vivo in me, ma divento una parte di ciò che mi attornia. Le alte montagne sono per me un sentimento.

Lord Byron

martedì 28 settembre 2010

La sinfonia della natura

Quando guardo le montagne ho i sentimenti delle montagne dentro di me: li sento, come Beethoven sentiva i suoni nella testa quando da sordo compose la Nona sinfonia. Le rocce, le pareti e le scalate sono un'opera d'arte.

Reinhold Messner

martedì 21 settembre 2010

Chiaroscuri

La montagna ha in sè qualcosa di ontologicamente appassionante.
Per tutto ciò che dischiude all'attento osservatore, ciò che fa cogliere anche all'occhio distratto e, ancor di più, per ciò che non rivela.
A volte credo di provare un po' di invidia per la sua libertà.
Anche quella di avere segreti.

venerdì 10 settembre 2010

In cima ad ogni vetta si è sull'orlo di un abisso.

Stanislaw Lec
Qualcosa è nascosto. 
Vai a cercarlo. 
Vai e guarda dietro i monti. 
Qualcosa è perso dietro i monti. 
Vai! 
È perso e aspetta te.

Rudyard Kipling

martedì 17 agosto 2010

Neve a ferragosto

La brezza ci sfiora il visto, fa freddo e ancora una volta la montagna ci sorprende.
Chiudiamo la zip fino alla gola, il tempo in quota ci ha colti impreparati.
La brezza diventa insistente, si fa vento, a folate ci sferza le guance.
Nonostante tutto, noi saliamo.
Vedere le cime imbiancate non ci basta.
Bisogna toccare la neve.


La neve di ferragosto.
L'aria tagliente ci congela sulle labbra il sorriso del cuore.

mercoledì 21 luglio 2010

NORD - poetica ed estetica

Difficile parlare della bellezza
che ti sfiora nei luoghi d'ombra
Difficile esprimere la poesia
sospesa nell'immobilità del gelo
Forme fredde, forse immobili
E sotto la crosta
l'energia si accumula, la vita pulsa,
le gemme si gonfiano e l'acqua scorre.
Un senso di sospensione
cattura i sensi
prende per mano
mostra piccoli scrigni
di poesia e bellezza

Pensieri in
Val d'Avio di Tarantola
http://www.orme-tv.splinder.com/post/16515005/nord-poetica-ed-estetica
http://www.orme.tv/portfolio/valdavio-funicolare1/index2.html

martedì 13 luglio 2010

I Monti sono maestri muti e fanno discepoli silenziosi

G.W. Goethe

martedì 6 luglio 2010

Cime e tristezze

Chi sale sugli alti monti, ride sopra tutte le tragedie e tutte le tristezze seriose.
 
Friedrich Nietzsche

venerdì 2 luglio 2010

Musica dell'anima per Natalija Gros

Neve

Era una notte di luna piena.
Ci si vedeva come in pieno giorno.
Un esercito di nuvole soffici come fiocchi venne a mascherare il cielo.
Erano migliaia di guerrieri bianchi che si impadronivano del cielo.
Era l’esercito della neve.

Maxence Fermine

mercoledì 30 giugno 2010

La benedizione

La gente inizia ad arrampicare perchè soffre le regole e i regolamenti, e Dio benedica queste persone.

John Gill

Il vento del cambiamento

Ci sono momenti nella vita in cui ci si accorge che niente sarà più come prima. A volte il vento del cambiamento ci lascia con l'amaro in bocca portandoci via qualcosa a cui teniamo, a volte lo stesso vento, soffiando leggero, ti regala qualcosa di bello ed assolutamente inaspettato. E quel giorno d'estate la brezza del lago, che soffiava decisa rinfrescando il mio corpo dal calore del sole che spariva dietro la parete, mi ha portato davvero qualcosa di speciale.

Andrea Berlese
[da VerticalMente]

giovedì 24 giugno 2010

Pensieri di montagna

Arrocca nel feudo sulla Montagna la rabbia, come acqua sulle dighe, piombo fuso cade a stracci, quando tutto tracima...

Marco Romano, Pensieri di Montagna
[per gentile concessione dell'autore]

mercoledì 23 giugno 2010

Un paese di pianura per quanto sia bello, non lo fu mai ai miei occhi. 
Ho bisogno di torrenti, di rocce, di pini selvatici, di boschi neri, di montagne, di cammini dirupati ardui da salire e da discendere, di precipizi d'intorno che mi infondano molta paura.

Jean-Jacques Rosseau

lunedì 21 giugno 2010

Senza ritorno

[omissis]
Ma non mi sentivo soltanto invaso dalla paura, il mio stato d’animo non ruotava esclusivamente intorno al rimpianto del senso di sicurezza legato al concetto di casa; il timore per ciò che avrei incontrato lassù era intessuto di attrazione e desiderio di mettermi alla prova accogliendo la sfida: mi sentivo irresistibilmente risucchiato e nessuna forza al mondo avrebbe potuto trascinarmi via.
Quale straordinaria sensazione doveva scaturire dall’essere appeso come un ragno nel mezzo di una parete alta mille e cinquecento metri, liscia e verticale. Sarebbe stata un’emozione mai provata, e inoltre sapevo che la parete non presentava di per sé pericoli oggettivi.
Era difficile, pazzescamente difficile, ma non pericolosa: solo roccia compatta, nessun rischio di valanghe o blocchi che si staccano, e sarebbe stato facile ridiscendere dalla via di salita.
Ma la paura restava comunque: paura dell’ignoto.
Non sapevo di preciso che cosa mi intimorisse; non il pensiero che la corda potesse rompersi, perché questo non succede se non negli incubi; né mi preoccupavo dei chiodi che avrebbero potuto venire via, o del cattivo tempo.
Ero conscio che avevamo l’attrezzatura necessaria per affrontare praticamente ogni evenienza.
Non avevo paura di morire, non avevo mai contemplato questa eventualità... sempre che fossi stato sincero con me stesso. Ma lo ero realmente?
Forse era proprio di me stesso che avevo paura, paura delle mie reazioni, paura di provare paura?
Il Trango agiva come un’enorme calamita con due poli, uno che attirava e l’altro che respingeva. Talvolta esercitava entrambe le forze allo stesso tempo, sia un’attrazione verso la parete, sia la paura di essa.
[omissis]

dal cap. 2 di Senza Ritorno - Hans Christian Doseth ed. Alpine Studio

Il gusto di scoprire

Se ti è nato il gusto di scoprire non potrai che sentire il bisogno di andare più in là.

Walter Bonatti

venerdì 18 giugno 2010

La montagna, noi, il cielo

Sulla montagna sentiamo la gioia di vivere,
la commozione di sentirsi buoni
e il sollievo di dimenticare le miserie terrene.

Tutto questo perchè siamo più vicini al cielo.


Emilio Comici

mercoledì 9 giugno 2010

Profumo di primavera ai piedi della Palla Bianca

Riporto questo racconto che ho trovato sul sito passione montagna (link diretto qui)
La complicità che instaura la montagna è qualcosa di unico e indimenticabile.
Credo che Sara e Gianni, i protagonisti del racconto, lo sappiano bene.
Non si esplicita mai il meccanismo dell'intesa perfetta, ma trapela dagli sguardi, dai gesti, nelle parole.

Siamo fermi da più di un’ora; la nebbia che ci circonda non accenna a diradarsi.
Visibilità zero.
Questa mattina non c’era una sola nuvola in cielo; ora invece siamo bloccati qui al Passo della Palla Bianca a considerare seriamente la possibilità di ritornare indietro sulle nostre tracce.
Dura da mandare giù anche perché la nebbia ci ha già costretto a rinunciare a raggiungere la cima.
Siamo partiti dal Rifugio Bellavista con il cielo blu cobalto. L’idea era quella di compiere la traversata sci-alpinistica da Maso Corto a Melago, poi - sul più bello - ecco la nebbia ed il cambio di programma. Cielo blu cobalto, in primo piano il Rifugio Bellavista.
Una fascia di nuvole cinge la montagna; è sempre molto difficile valutarne l'ampiezza. Una sola cosa è certa: sotto di noi, ad un centinaio di metri di dislivello, c’è un lungo crepaccio trasversale. Con un minimo di visibilità, la soluzione più soddisfacente dal punto di vista sciistico sarebbe superarlo rimanendo alti sul versante destro del pendio. Oggi però bisognerà pensare a qualche cosa d'alternativo.
Già, facile a dirsi.

Sento un grosso peso sulle spalle e non si tratta solo di quello dello zaino. Il tempo passa e bisogna prendere una decisione rapidamente. Siamo in sette; mentre qualcuno approfitta della sosta per bere e mangiare qualcosa, altri si stanno preparando per la discesa.
Cerco di mantenere la calma e di darmi un contegno, il mio ruolo di "capogita" lo impone; consulto la carta e gli strumenti: non ci sono dubbi sul dove siamo, ma sul dove andare si.
Per fortuna ieri sera in rifugio, dopo cena, abbiamo studiato l’itinerario sulla carta individuando i possibili punti critici prevedendo anche quest'eventualità. Esserci davvero dentro è però completamente diverso.
Sono un po’ preoccupato anche perché gli amici si fidano ciecamente del sottoscritto e non sembrano avere dubbi sul da farsi e cioè scendere.
Qualcuno sembra voler partecipare "attivamente" alla soluzione del problema. Sara, che è dietro di me, tocca il mio braccio con un bastoncino da sci. Mi giro:
- "Mi sembra che la situazione sia abbastanza critica".
- "Già".
- "Sei già sceso altre volte da questo versante?".
- "No, purtroppo".

Sara è con noi per la prima volta; è amica di Gianni che l’ha presentata come sci-alpinista esperta ed in gamba. Si avvicina: "Io sono scesa a piedi due anni fa". Si toglie i guanti per scartare una barretta di cioccolato offrendomene una porzione e poi aggiunge: "C’è un lungo crepaccio trasversale sotto di noi. Anche quella volta ha creato qualche difficoltà".

Ora sono un po’ sollevato. Condividere queste decisioni con qualcuno è sempre fonte di conforto; ne approfitto immediatamente:
- "Ho pensato di aggirarlo sulla sinistra; che cosa ne dici?".
- "L’altra volta c’era un’ottima visibilità. Siamo passati a destra per non allungare troppo anche se il crepaccio era più largo. Qualcuno che c’era già stato ricordava però che sull’altro versante del pendio la larghezza era inferiore. Con le attuali condizioni meteorologiche, forse è meglio fare come dici tu".
La pensiamo allo stesso modo; affronteremo il crepaccio sulla sinistra.
Ora è giunto il momento di mettere al corrente tutti gli altri e dare qualche "suggerimento": discesa in traccia per ca. 100 mt. di dislivello eventualmente effettuando curve con apertura controllando la velocità, poi traverso a sinistra sempre con andatura moderata. Nessuno deve rimanere indietro; l’ultimo, Sara, ha il compito di avvisare se qualcuno è in difficoltà. Ci si ferma a monte del compagno che precede. Per prudenza indossiamo l’imbracatura tenendo a portata di mano moschettoni e cordini.

Sara è vicino a me e, mentre si sistema lo zaino sulle spalle, accenna ad un sorriso e mi dice: "Vedrai che andrà tutto bene". Ha capito che sono un po’ teso; la sua determinazione mi dà coraggio.
Si è tolta gli occhiali per pulirli; anch’io sto completando la stessa operazione. I nostri sguardi s’incrociano per un attimo. Ora tra noi si è stabilita una tacita intesa: portare giù il gruppo senza compiere errori.

Partiamo. Il gruppo si comporta bene. Ogni tanto sento Sara che urla a chi la precede di stare in traccia. Mi giro per controllare la situazione. La neve è buona e la sciata potrebbe essere fantastica se potessimo vedere qualche cosa.
Non è semplice tracciare la direzione giusta. Mi muovo ed ho la sensazione d'essere fermo; poi - invece - il contrario.
La cosa importante ora è non scendere troppo, altrimenti finiamo diritti dentro al crepaccio. Mi fermo e controllo l’altimetro.
La visibilità è leggermente migliorata. Ci siamo: è il momento di traversare verso sinistra. Il gruppo è dietro di me e, grazie a Sara, in perfetto assetto di navigazione. Finalmente raggiungiamo le rocce. Ci fermiamo; il crepaccio in questo punto non è largo più di quaranta o cinquanta centimetri. Ultimi suggerimenti in un silenzio generale: scendere diritti seguendo le mie tracce fino a circa una decina di metri sotto il crepaccio e poi traversare verso destra.
Tutto fila liscio; quando anche Sara - che chiude la comitiva - passa, partiamo tutti per un lungo traverso che ci riporta sulla verticale del punto di partenza.
Scendendo di quota la visibilità migliora progressivamente. La manovra è stata più facile del previsto. Sento già dietro di me qualcuno che scalpita e qualche urlo liberatorio.
Verso la cima ancora nuvole ma sopra di noi e verso valle l’azzurro sta per farla da padrone. L'Eisbrüke
Ci fermiamo ad ammirare il giusto premio alla nostra fatica. In alto a destra possiamo ammirare l’Eisbrüke, mentre sotto di noi si estende la Vedretta di Vallunga; dietro di noi la nebbia si è un po’ diradata ma la visibilità è ancora ridotta.
Ora ognuno può dare libero sfogo alle proprie abilità sciistiche su di una neve perfetta. Puntiamo verso il Rifugio Pio XI con l’idea di fare una sosta per mangiare qualche cosa e goderci l’ultimo sole. Poi ci inoltreremo nella parte bassa della Vallunga verso Melago dove abbiamo l’appuntamento con il taxi che ci riporterà a Maso Corto.
Sono le due e mezza del pomeriggio di una domenica di metà aprile veramente indimenticabile. Ho deciso di starmene seduto con la schiena appoggiata al muro del rifugio a godermi con gli occhi chiusi un bellissimo sole primaverile.

Bevo l’ultimo sorso di tè che mi è rimasto nel thermos. Le voci e gli schiamazzi degli amici si fanno sempre più lontani.
Dal ghiacciaio, che è sotto di noi, arrivano ventate d'aria fresca, carica di un profumo che solo in questo ambiente ed in questa stagione si può percepire.
E’ una miscela d'odore di neve, di terra bagnata, di mughi e d'erba.
E’ un vero e proprio "massaggio", non solo per le mie narici e per i miei polmoni ma anche per il mio spirito.
Apro gli occhi. Gli amici mi chiamano. Gianni si avvicina; mi dà una gran pacca sulla spalla e mi apostrofa dicendo: "Te la sei vista brutta là in alto, eh?… Ti si leggeva in faccia che non sapevi più che pesci pigliare. Hai girato e rigirato quella carta una decina di volte, per non parlare poi della bussola e dell’altimetro che sono invecchiati di botto di almeno dieci anni. Ma ne siamo usciti bene anche questa volta. Bravo il nostro CAPOGITA!".

Vorrei dirgli che il merito non è mio ma di Sara, ma non so come spiegarglielo e da quale parte iniziare. Meglio lasciare perdere.

Diamo un ultimo sguardo verso la Palla Bianca, ora finalmente è completamente visibile e inondata dalla luce del sole. E’ bellissima.

Scivoliamo velocemente verso Melago. Siamo puntuali all’appuntamento con il taxi. Il tempo necessario al viaggio di ritorno è all’inizio piacevolmente impegnato in chiacchiere e programmi per le prossime uscite. Poi la stanchezza prende il sopravvento e ci assopiamo.
Ognuno rincorre i propri pensieri.
Mentalmente scorro il "film" della giornata. Bella, bella davvero, nonostante il cambio di programma.
Sara ha gli occhi chiusi; la testa appoggiata sulla spalla di Gianni che le è seduto accanto.
Bravo Gianni. Avevi proprio ragione: Sara è veramente in gamba!

mercoledì 3 marzo 2010

Oltre gli 8000

Dicono che oltre gli 8000 metri c'è la zona della morte.
Non è vero. E' la "come alive zone", dove diventi e ti senti vivo.
Sei in un'altra dimensione, solo tu e la montagna, e tutto quello che devi fare è sopravvivere.
E' vita pura.

"La cosa migliore quando devi prendere una decisione è di non essere troppo ambiziosi.
Devi seguire l'intuito quando scali, essere aperto ai tuoi sei sensi.
L'ambizione acceca. L'intuizione invece è il distillato della tua esperienza, e può essere così potente da diventare una voce nella tua testa che ti dice cosa fare, qual è il prossimo passo.
Non c'è niente di male nell'ambizione, ma solo se non si fa del male agli altri. Nè a se stessi".

Doug Scott

[frasi tratte dalla videointervista di Sara Sottocornola per Montagna.tv]

martedì 2 marzo 2010

Montagna per la vita

Le montagne non sono stadi dove placo la mia ambizione al successo. 
Sono le cattedrali dove pratico la mia religione.

Anatolij Boukreev

venerdì 26 febbraio 2010

Arrampicare

Avete talvolta calmi e silenziosi,
salito la montagna alla presenza
dei cieli?
E' stato sulla riva del... Sund, sulle
coste di Bretagna?
Avevate l'Oceano
ai piedi della montagna
e là appesi su l'onda
e su l'immensità
calmi e silenziosi,
avete ascoltato?

V. Hugo

martedì 16 febbraio 2010

Il coraggio delle idee


Niente meglio della Montagna rappresenta la metafora della vita.
C'è la bellezza. E accanto la fatica.
C'è l'ebbrezza della sfida, ma anche la consapevolezza del limite.
Insegna l'attesa, l'impazienza, la sconfitta e l'importanza di sapersi accontentare.
Amare la Montagna significa apprezzare la propria cima, che, anche se non elevata, è il piccolo successo di oggi. Piccolo, ma pur sempre successo.
Quando lo si capisce, anche una piccola cima diventa una vetta.
E si riconosce l'importanza di saper apprezzare le piccole cose.
La Montagna insegna a riflettere e a non dare nulla per scontato.
Imparare a credere nelle proprie convinzioni a dispetto di tutto ciò che sta intorno, le opinioni, le delusioni, l'amarezza, la disillusione solo apparantemente sembra facile.
La Montagna rafforza questo presupposto interiore, esercitando l'anima.
Pazienza e consapevolezza trovano in lei una naturale palestra che forgia il carattere.
La Montagna insegna a guardare sempre in una prospettiva diversa le cose.
Dal basso sembra tutto faticoso, ma estremamente attraente.
Mentre si sale, il dubbio è la colonna sonora: c'è la tentazione di rinunciare accanto al desiderio di avere e fare tutto subito. Si vorrebbe mollare o raggiungere subito la meta.
Nella vita non sempre c'è una direttissima, ma c'è sempre una via normale.
La cima la si guadagna con il sudore, con la fatica, ma è solo quella sublime stanchezza che disseta la mente, la apre e dona la vista vera, quella che non solo mette a fuoco un paesaggio, ma soprattutto quella che permette una lettura diversa di ogni sfida e di ogni piccola conquista.
Il proprio mondo diventa un piccolo mondo da lassù.
La Montagna insegna l'umiltà, insegna che per un attimo di gioia può occorrere una vita.
Per mezz'ora di vetta, ore e ore di salita.
Per avere, bisogna dare.
E, soprattutto, per essere, bisogna imparare a sfidare paure e sofferenza.
Esercitare l'anima a non mollare, aggrappandosi a tutto e crederci.
Se si crede, ogni perchè avrà una giustificazione.
E davvero l'uomo sarà se stesso.

Qualcuno, più bravo di me, con la musica e le parole ha saputo tratteggiare in poche strofe quest'idea.
Non sono parole di un alpinista, ma potrebbe averle scritte un alpinista.

Mi arrampico da secoli
ogni parete è mia
sfidando leggi fisiche
paure e ipocrisia
le difficoltà si sommano
il mio limite qual è
quanto potrò mai resistere
sempre appeso ad un perché

Aggrappato alle tue lacrime
finché il tuo dolore è il mio
per sentirmi meno inutile
ed un po’ più umano anch’io
sono scalatore intrepido
che più folle non si può
per portare in salvo questo amore
non sai che m’inventerò

non ho mai posto limiti
alla Provvidenza io no…
Anche se da certi uomini
sorprese io non mi aspetterò
ma qualcuno dovrà crederci
e sfidare la realtà
scegliere come vivere e
imparare come
si fa…

E non è necessario perdersi
in astruse strategie,
tu lo sai può ancora vincere
chi ha il coraggio delle idee…

Mi lascerò coinvolgere
io non torno indietro no
fino a che fra queste nuvole
la mia cima toccherò
mi dispiace se tu non sei qui
a godere insieme a me
nel vedere il giorno nascere
e c’è Dio vicino a te…

Alziamo muri altissimi
perché poi io non saprei
anche se poi certi uomini
non amano mostrarsi mai
ma qualcuno dovrà crederci
pioggia o vento essere qua
amare per non conoscersi
insegnarlo a chi non lo sa
e poi moriamo senza accorgerci
sotto un cielo di fobie
dimmi che può ancora vincere
chi ha il coraggio delle idee

(Renato Zero)
 

giovedì 11 febbraio 2010

"Le Mie Montagne" anche su Facebook

Ho creato un gruppo su Facebook con l'intenzione di raccogliere una sorta di linkografia a siti interessanti relativi alla montagna. Per entrare occorre richiedere un permesso.
Qui il collegamento.

martedì 19 gennaio 2010

Nanga Parbat

"...Si ha l'impressione di planare sopra ogni cosa, di aver perso ogni contatto con la terra, di essere staccati dal mondo e dall'umanità. Mi sembra di trovarmi su una minuscola isola in mezzo ad un oceano sconfinato. Verso nord, possenti montagne si perdono nel remoto orizzonte. Ad est si estende un altro ed analogo mare di innumerevoli cime, coperte di ghiaccio, inviolate, inesplorate: l'Himalaya."

Da: Heramann Buhl "E' buio sul ghiacciaio" Ed. Melograno

..."Ancora pochi minuti", pensai. Ma furono minuti che mi parvero ore. Finalmente una cupola di neve. La vetta del Nanga Parbat!
...Per la prima volta in vita mia mi ebbi l'impressione di essere veramente sopra le nuvole."

Da:Rehinold Messner "La libertà di andare dove voglio" Ed. Garzanti