lunedì 21 novembre 2011

Da Splinder a Blogger

Nelle pagine precedenti trovate i contenuti del blog lemiemontagne.splinder.com.
Si vocifera di un'imminente chiusura dei servizi di hosting per i blog da parte di Splinder a partire dalla fine di novembre 2011.
In mancanza di conferme o smentite da parte della stessa Splinder, ed in assenza di utilità di migrazione automatica dei contenuti dalla piattaforma Splinder a quella di Blogger, sto provvedendo manualmente al trasferimento dei post.
Prevedo di ultimare entro la fine della prossima settimana il lavoro.

Grazie a tutti i lettori che persevereranno nel leggere pensieri e riflessioni sulla montagna vecchi e nuovi, che continueranno ad essere divulgati con la stessa passione dimostrata nell'"era Splinder".

Mtblu

giovedì 10 novembre 2011

La tragedia sul Bianco due morti da non giudicare


Ogni alpinista convive con un incubo: essere anticipato dalla perturbazione. Partire con la montagna amica e cadere nel gorgo della bufera.

Te lo sogni la notte quel fronte di nuvole grigie che si affaccia all’orizzonte e ti prende alle spalle, tu che scappi e lui che corre sempre più veloce, finché ti raggiunge e t’inghiotte. Come l’onda che bracca il navigante. Non è la fatalistica attesa delle perturbazioni di una volta, quando la meteorologia era scienza vaga e inattendibile, e si affrontava la montagna con lo spirito di chi, per forza di cose, era disposto a subire i capricci del tempo. No, è la spietata precisione delle nostre perturbazioni, oggi che le previsioni non sbagliano quasi più e puoi conoscere l’ora precisa in cui arriveranno le nebbie e scenderà il primo fiocco di neve, oggi che se sei veloce puoi far fesso anche il cattivo tempo a patto di non sbagliare, di non fermarti, di non voltarti indietro.

La guida francese Olivier Sourzac era forte e determinata, molto esperta, forse un po’ troppo sicura di sé. Olivier arrampicava con una cliente che conosceva molto bene: Charlotte De Metz. Insieme avevano fatto le vie più difficili del Monte Bianco. Erano già stati anche sulla parete Nord delle Grandes Jorasses, che è tetra, difficile e meravigliosa, e offre agli alpinisti bravi una specie di accesso facilitato: il Linceul, lenzuolo in italiano. Immaginate un fazzoletto di neve e ghiaccio appiccicato alle verticali della grande Nord, ma senza roccia, senza strapiombi, così liscio e regolare che con le piccozze di oggi si può salire leggeri, anche molto veloci, raggiungendo la vetta delle Jorasses in meno di una giornata. Un giorno era il tempo che aveva messo in conto Olivier, senza dubbi evidentemente: così potevano uscire prima della tempesta e scendere in serata al rifugio Boccalatte, sul versante italiano. Scalare leggeri ed evitare il bivacco sulla montagna: quello era il piano.

Ora sarebbe facile scrivere che Sourzac si sbagliava perché su una grande parete è sempre possibile fare tardi, basta un imprevisto, un piccolo incidente, un cedimento fisico, e se sta arrivando una bassa pressione così organizzata come quella che ha alluvionato la Liguria e mezza Italia bisognerebbe tenersi un buon margine per poter scappare o tornare indietro. Sarebbe facile ma ingeneroso, perché non abbiamo diritto di giudicare chi ha perso la propria vita senza risparmiarsi. Nonostante sia stata una specie di «morte in diretta» non sapremo mai che cosa sia successo sul candido Lenzuolo, che quando sono partiti dal ghiacciaio doveva sembrare un velo da sposa che scintillava sotto il sole d’autunno e dopo poche ore si è trasformato in un sudario senza speranza. Non sapremo mai perché abbiano fatto tardi e perché si siano lasciati braccare dalla perturbazione, sappiamo solo che sono arrivati in cima in un’alba che non è mai diventata giorno.

I soccorritori che ieri hanno raccolto le salme dei francesi sotto uno spuntone di roccia splendidamente ricamato dal gelo sulla via normale delle Grandes Jorasses, raccontano di quanto la morte appaia come l’esito più paradossale, prima ancora che crudele, per chi salga in una mattina di sole su una montagna splendente di luce e neve fresca. Bellezza e tragedia si toccano e misteriosamente convivono: non si può dire nient’altro. Chi ha provato la confusione della nebbia, del vento e dell’angoscia in alta montagna può vagamente immaginare la ragione di certe scelte estreme, di certi abbandoni, ma solo i protagonisti potrebbero raccontare. Per bravo ed esperto che sia, quando un alpinista viene inghiottito dalla bufera entra in una realtà separata, fatta di bisogni e reazioni elementari o di sentimenti inesprimibili. Il freddo e la debilitazione dell’organismo allontanano gradualmente le persone dalla vita e si entra piano in un mondo a parte. I pensieri si dissociano dal corpo, il tempo perde il suo valore e anche la paura svanisce in un limbo senza dolore, bianco come la neve che sta attorno.

Così raccontano quelli che sono sopravvissuti.

Enrico Camanni

Pubblicato su www.lastampa.it 

mercoledì 9 novembre 2011

Nelle terre estreme

A tenermi attaccato alla montagna, a tenermi attaccato al mondo, erano soltanto due sottili chiodi di molibdeno al cromo piantati in un centimetro di acqua congelata.
Eppure più mi arrampicavo, più mi sentivo a mio agio. [...]
In simili frangenti senti nel petto qualcosa di prossimo alla felicità, non però quel genere di emozione sul quale contare.
Nelle scalate solitarie l'intera impresa è tenuta insieme da una certa temerarietà, un adesivo non molto affidabile.

Jon Krakauer, Nelle terre estreme

venerdì 4 novembre 2011

Emozioni in cresta

"Perchè in cresta?
perchè la cresta è qualcosa di alto, qualcosa che divide e da dove hai un’ampia visibilità;
la cresta è un cuore grande, una mente aperta, un pensiero semplice, sereno e felice.
In cresta ci si può sedere e guardare in giro, prendere fiato restando sempre un passo avanti al momento della decisione di andare , che per quanto felice, esclude mille altre strade.
La cresta è come l’invisibile filo teso della vita, su cui cammini a volte in perfetto equilibrio, spesso a un niente dal cadere che solo l’incrociare lo sguardo di una persona amica ti impedisce di cedere al lasciarti andare così da far cessare infine l’angoscia del vivere."

Giovanni Busato, Pensieri vernini
(http://alpinesketches.wordpress.com/2011/11/04/pensieri-vernini/)

martedì 18 ottobre 2011

In bilico


In bilico
tra santi e falsi dei
sorretto da
un’insensata voglia
di equilibrio
e resto qui
sul filo di un rasoio
ad asciugar
parole
che oggi ho steso
e mai dirò

non senti che
tremo mentre canto
nascondo
questa stupida allegria
quando mi guardi

non senti che
tremo mentre canto
è il segno
di un’estate che
vorrei potesse non finire mai

in bilico
tra tutti i miei vorrei
non sento più
quell’insensata voglia
di equilibrio
che mi lascia qui
sul filo di un rasoio
a disegnar
capriole
che a mezz’aria
mai farò

non senti che
tremo mentre canto
nascondo
questa stupida allegria
quando mi guardi

non senti che
tremo mentre canto
è il segno
di un’estate che
vorrei potesse non finire mai

in bilico
tra santi che
non pagano
e tanto il tempo
passa e passerai
come sai tu
in bilico e intanto
il tempo passa e tu non passi mai

nascondo
questa stupida allegria
quando mi guardi

non senti che
tremo mentre canto
è il segno
di un’estate che
vorrei potesse non finire mai!

Estate - Negramaro

giovedì 13 ottobre 2011

Sentiero degli Alpini


Monte Toraggio m. 1973 - isola di gole e di rocce verticali che lasciano in bocca la stessa sete dei Calanchi, che offrono allo sguardo quelle stesse pareti strapiombanti in cui l'uomo ha tagliato una pista sospesa a fili di luce, nascosta al cielo: il sentiero degli alpini (costruito per fini militari tra il 1936 e il 1938 per scopi militari al fine di evitare l'artiglieria francese appostata sul versante della Val Roja).

La foto è di Gianluca Pagnini, il testo di Giuseppe Manni - "Dal monte Carmo del Finale al Dolent" (Società Cartografica Italiana di Genova).
Su autorizzazione del fotografo.

venerdì 7 ottobre 2011

Consigli per un viaggio in Canada in Mountain Bike

Dal sito Turbolince, un avvincente resoconto di una vacanza in mountain bike in Canada, nelle Rocky Mountains.


Da Banff a Jasper, attraverso il Banff National Park e il Jasper National Park, pedalando in mezzo alla natura, tra gli orsi e i leggendari laghi e riposando presso gli accoglienti lodge tipici della zona.
Assolutamente da non perdere e possibilmente da percorrere al più presto!!

http://www.turbolince.com/mountain_bike/consigli_per_un_viaggio_in_canada_in_mountain_bike.html