"Mi ponete anche una domanda sullo sport. Mi rallegro molto di questa domanda alla quale posso rispondere sulla base delle mie personali esperienze. Ho dato sempre (e continuo a dare) una grande importanza all’antico principio: “Mens sana in corpore sano”. Lo sforzo fisico, particolarmente quello sportivo, deve servire a ciò. Un motivo supplementare, ma molto importante quando si trattava di intraprendere questo sforzo (nelle diverse forme), fu per me sempre l’amore verso la natura: verso i laghi, i boschi, le montagne, sia in estate, come in altre stagioni, e in particolare in inverno, quando occorre fare il turismo servendosi degli sci".
Giovanni Paolo II (il papa sportivo, l'atleta di Dio), Discorso ai giovani - Budokan, 24 febbraio 1981
lunedì 26 settembre 2011
mercoledì 14 settembre 2011
Walter Bonatti, 22 giugno 1930 – 13 settembre 2011
Nella foto: Walter Bonatti, il 22 febbraio 1965, saluta dalla vetta del Cervino al termine della sua impresa più bella: la via nuova diretta, solitaria, invernale, sulla parete nord.
«Ho scoperto che l'uomo è pieno di sorprese, e anche di contraddizioni. Ci ho molto pensato. Ma in realtà il mio viaggio non è mai finito. Non esiste un termine. Al fondo di tutto c'è l'universo, l'immensità. Chissà fin dove può arrivare... A volte mi è sembrato davvero di essere riuscito a dare uno sguardo al di là della dimensione in cui siamo calati. Certo, è difficile da spiegare. Ma in fondo è bene che un po' di mistero rimanga: guai a distruggerlo, rovineremo il senso della vita. E poi il mistero era e rimane un invito alla scoperta».
Walter Bonatti, 2008 (da un'intervista di Roberto Mantovani)
Il più bell'esempio di umiltà di un alpinista è espresso nella sua frase "Nessuna montagna vale la vita", spiegando il motivo del ritiro dalla parete nord dell'Eiger in solitaria. In quell'occasione fu colpito da una frana riportando la frattura di una costola.
Seppe rinunciare, inginocchiandosi di fronte alla grandezza della montagna, senza sfidarla.
Ciao Walter, grazie di tutto!
martedì 16 agosto 2011
Grazie montagna
Grazie montagna
per avermi dato lezioni di vita,
perché faticando ho imparato a gustare il riposo,
perché sudando ho imparato
ad apprezzare un sorso d'acqua fresca,
perché stanco mi sono fermato
e ho potuto ammirare le meraviglie di un fiore,
la libertà di un volo di uccelli,
respirare il profumo della semplicità;
perché solo, immerso nel tuo silenzio,
mi sono visto allo specchio e spaventato
ho ammesso il mio bisogno di verità e amore,
perché soffrendo ho assaporato
la gioia della vetta percependo che le cose vere,
quelle che portano la felicità,
si ottengono con la fatica
e chi non sa soffrire mai potrà capire.
Battistino Bonali
(Scalatore morto l'8 agosto 1993 in Perù con la spedizione che raccoglieva fondi per l'ospedale di Chacas)
Battistino Bonali, scalatore di fama internazionale, venne in Perú per la prima volta nel 1990, per scalare le magnifiche cime della Cordillera Blanca, insieme ad alcuni ragazzi della scuola di intagliatori di Chacas. In questa occasione conobbe Padre Ugo De Censi e le attivitá dell' Operazione Mato Grosso, e se ne innamoró a tal punto da decidere di ritornare tre anni dopo.
A differenza di molti degli alpinisti che frequentano queste cime, seppe accorgersi della estrema povertá della gente che vive ai piedi delle montagne, e non restó indifferente.
Nel 1991 raggiunse la vetta dell'Everest in completo stile alpino (Great Gouluase).
Attraverso la grande amicizia nata con Padre Ugo, ritornó nel 1993 per lanciare una grande impresa: scalare la parete nord del Huascarán, lungo l'irripetuta Via Casarotto (1977) con lo slogan "Salire in alto per aiutare chi sta in basso". Morí tragicamente il giorno 8 agosto 1993, insieme all'amico Giandomenico Ducoli, durante la scalata alla parete Nord del Huascarán, quando ormai mancavano poche decine di metri all' uscita in vetta.
per avermi dato lezioni di vita,
perché faticando ho imparato a gustare il riposo,
perché sudando ho imparato
ad apprezzare un sorso d'acqua fresca,
perché stanco mi sono fermato
e ho potuto ammirare le meraviglie di un fiore,
la libertà di un volo di uccelli,
respirare il profumo della semplicità;
perché solo, immerso nel tuo silenzio,
mi sono visto allo specchio e spaventato
ho ammesso il mio bisogno di verità e amore,
perché soffrendo ho assaporato
la gioia della vetta percependo che le cose vere,
quelle che portano la felicità,
si ottengono con la fatica
e chi non sa soffrire mai potrà capire.
Battistino Bonali
(Scalatore morto l'8 agosto 1993 in Perù con la spedizione che raccoglieva fondi per l'ospedale di Chacas)
Battistino Bonali, scalatore di fama internazionale, venne in Perú per la prima volta nel 1990, per scalare le magnifiche cime della Cordillera Blanca, insieme ad alcuni ragazzi della scuola di intagliatori di Chacas. In questa occasione conobbe Padre Ugo De Censi e le attivitá dell' Operazione Mato Grosso, e se ne innamoró a tal punto da decidere di ritornare tre anni dopo.
A differenza di molti degli alpinisti che frequentano queste cime, seppe accorgersi della estrema povertá della gente che vive ai piedi delle montagne, e non restó indifferente.
Nel 1991 raggiunse la vetta dell'Everest in completo stile alpino (Great Gouluase).
Attraverso la grande amicizia nata con Padre Ugo, ritornó nel 1993 per lanciare una grande impresa: scalare la parete nord del Huascarán, lungo l'irripetuta Via Casarotto (1977) con lo slogan "Salire in alto per aiutare chi sta in basso". Morí tragicamente il giorno 8 agosto 1993, insieme all'amico Giandomenico Ducoli, durante la scalata alla parete Nord del Huascarán, quando ormai mancavano poche decine di metri all' uscita in vetta.
17 maggio 1991
Vetta dell'Everest
(8848 m)
Vetta dell'Everest
(8848 m)
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