giovedì 1 ottobre 2009

Le mani ti portano il freddo quando fuori di te il gelo assedia la vita, ma intiepidiscono un viso quando lo sfiorano innamorate.
Sanno dare l'aria quando ti senti soffocare, e ad esse ti aggrappi durante i tanti cercare, invano, della vita.
In arrampicata esplorano il fragile e l'opulento, il minuscolo e l'attonito, ed è un pò come quando ami, esse partono da te e non sai mai il brivido che scrollerà l'attesa quanto profondo ti scaverà.
Succederà che le rimirerai giorni e anni dopo, alla ricerca di quel brivido, e come il vento qualcosa scompiglierà, magari i capelli ed è un'immagine abusata ma forse anche le labbra e cose così, apparentemente solide e ben formate...l'istante e l'incanto del cumulo di brividi di quel giorno riesumerà tutto d'un colpo, così finalmente potrai apprezzare quello che hai fatto e capirlo un pò di più.

Qui le margherite sono umili, così più realiste del loro destino, non hanno l'ansia che mi strozza anche oggi, quella morsa di voglia che combacia raramente con quanto potrei fare. Non hanno stelo, a milioni tappezzano il prato con corolle gialle e regali ma appiattite su un prato rasato da mucche e vento. Forse lo stelo c'è ma è sottoterra, così, come dovrei conservarlo anch'io, saperne l'esistenza ma relegarne la supponenza come certe maestre fanno con i bambini sapientoni, li zittiscono e li spingono a fondo classe.
Invece il mio, di stelo, continua a venir fuori, non ascolta il vento gelido delle mie paure e incapacità...sono sempre troppo in alto rispetto alla pianura delle cose da fare o da provare, e così loro, le margherite, vivono senza troppi problemi anche in questa valle sfondata dal vento dei 6000 metri che la chiudono mentre io cerco invano di coprirmi all'uragano di ambizioni che la vita mi scaraventa addosso.

Fabio Palma, Pensieri dal Perù

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